
Appena tre anni fa un uomo alzava al cielo, trionfante, la sua cintura di Campione del Mondo conquistata nella magica notte di Wrestlemania XX in un indimenticato triple threat match con HHH e Shawn Michaels. Appena tre anni fa un uomo festeggiava su quel ring insieme all’amico di sempre Eddie Guerrero, stretti in un lungo abbraccio e tra le lacrime di chi come loro ne aveva passate davvero tante ed ora si ritrovava, quasi inaspettatamente, sulla cima del mondo. Appena tre anni fa un uomo alzava al cielo di Edmonton, sua città natale, quella cintura conquistata così faticosamente dopo una lunga gavetta, mille rinunce e diversi sacrifici all’insegna di una carriera costellata di gioie e dolori.
Appena qualche giorno fa quell’uomo ha spento la sua vita per sempre, portando con sé la moglie Nancy, Woman ai tempi della WCW, ed il figlio Daniel di soli 8 anni. Appena qualche giorno fa un velo è calato dinnanzi ai nostri occhi mostrandoci uno spettacolo che di per sé non era né la storyline di Vince McMahon, dato per morto in una fantomatica esplosione nella sua limousine, né lo pseudo-dramma di Tim White, in preda ai suoi deliri ed ai suoi frequenti raptus suicidi a causa dei demoni dell’Hell in a Cell. Bensì la raccapricciante scena di una realtà tanto assurda quanto incredibile per un uomo dedito com’era alla sua famiglia ed al suo lavoro, amato dai suoi amici, rispettato dai suoi colleghi, osannato dai suoi fans, ben voluto da tutti nel suo ambiente.
Chris Benoit, 40 anni appena compiuti, Campione del Mondo, Campione US, Campione Europeo, Campione di Coppia, una lunga trafila tra Canadian Stampede di Stu Hart, Giappone, ECW, WCW e WWE, uno dei wrestlers più tecnici e preparati che siano mai comparsi in America, insieme a Kurt Angle ed al compianto Mr. Perfect, uno che al suo lavoro aveva dedicato in pratica tutta la sua vita, uno dei membri onorari dei mitici Four Horsemen di Ric Flair, uno che era abituato a mettere KO fior di avversari di cui molti persino più grandi e più forti di lui, “il tagliagole canadese”, il cavaliere senza macchia e senza paura pronto ad ogni insidia e ad ogni sfida, l’uomo che con le sue prese per cedere ha mietuto innumerevoli vittime lungo la sua strada. Lui, Chris Benoit, avrebbe soffocato la moglie con un cavo elettrico ed il figlio con un sacchetto di plastica per poi impiccarsi nella palestra della sua casa di Atlanta in una sorta di omicidio-suicidio. Lui e mi riesce difficile persino a dirlo. Persino a crederlo. Non è una storyline, non è fantawrestling o la trama di un thriller. Chris Benoit ha davvero ucciso moglie e figlio per poi togliersi la vita.
Potremmo chiederci all’infinito almeno il perché di un tale gesto, cosa abbia spinto un wrestler conosciuto per la sua serietà e la sua professionalità, tra i più amati in questo sport, ad un improvviso e clamoroso raptus di follia che ha stravolto non solo la sua vita, ma anche quella dei suoi familiari, cos’è che lo abbia portato a questo e se c’è da crederci alla tesi dell’omicidio-suicidio e non sia magari il caso di illudersi e credere che dietro a tale tragedia non si nasconda qualcos’altro che forse noi non conosciamo. Ma allo stato attuale non è appunto che un’illusione, laddove infatti la realtà ci prospetta tutt’altro, un aspetto, un quadro della situazione che non avremmo mai voluto conoscere e più il tempo passa, più la cosa ha dell’incredibile. Vince McMahon patron WWE, sa che con la sua finta morte ha giocato col fuoco e che, scaramanticamente parlando, non si debba mai scherzare col destino, che prima o poi fa scacco matto lasciandoti esterrefatto.
E difatti, dopo lo show-tributo della scorsa puntata di Raw, di Benoit non si deve più parlare. Zitti tutti e via ogni commento possibile ed immaginabile, sul sito della compagnia scompare ogni sua traccia, dai DVD vengono addirittura cancellati i suoi matches, quasi come se non fosse mai esistito. E con lui svanisce anche la tragedia che lo ha visto vittima e carnefice, da cassare frattanto lo show va avanti, laviamocene le mani, facciamoci i fatti nostri e che nessuno osi più parlare di quanto accaduto. Dimentichiamo. Copriamoci il viso e lasciamoci tutto alle nostre spalle. Insomma facciamo semplicemente finta di niente. Tutti. WWE e TNA. Ritiriamo i messaggi di cordoglio dai siti internet e laviamo l’immagine della federazione dall’onta della vergogna. E non importa quanto quell’uomo abbia dato a questo sport immettendovi le sue energie, la sua grinta, la sua caparbietà e sacrificando la sua vita all’insegna di una carriera in giro per il mondo. Benoit è un pazzo omicida e con lui, o col suo ricordo, nessuno deve più averci a che fare.
Così vorrebbe il mondo. E così vorrebbe la WWE. Ma volendo dire la mia, in barba a tutto questo, seppur scavando nei meandri dell’inconscio di Benoit, seppur chiedendomi quale possa mai essere stata la goccia che abbia fatto traboccare il vaso, seppur trovando tutte le giustificazioni del caso, non credo mi si addicano, da buon fans di wrestling, i panni del cittadino indignato, del moralista accusatore pronto a puntare il suo dito contro i crimini più aberranti e gli esseri più abietti. Non spetta a noi giudicare, ma ad una giustizia al di sopra di noi stessi e davanti alla quale Benoit, per ciò che ha fatto, dovrà rendere conto.
Cosa mancava nella vita di quest’uomo? Un lavoro affermato, una carriera appagata, una famiglia a cui era legato, tanti amici coi quali condividere i vari momenti della sua vita, tranne quello del cuore, Eddie Guerrero, andatosene circa due anni fa e di certo l’assenza che in quella stessa vita così schematica, così piena di routine, più pesava, più riapriva ferite mai rimarginate, piaghe mai sopite. Una moglie stupenda, la Woman manager, ai bei tempi di Atlanta, di atleti di spicco della federazione quali Ric Flair, Kevin Sullivan e lo stesso Benoit, la Woman che Sullivan e Norman il lunatico (Mike Shaw) arrivarono a contendersi in un feud laddove la WCW ancora si chiamava NWA. Tanti titoli nel carnet ed un bagaglio professionale più che invidiabile, tanto da essersi assicurato un futuro nella compagnia quale road agent e trainer dei giovani. Draftato recentemente alla ECW, il suo era stato un autentico ritorno a casa, a quelle origini dalle quali partì anni fa la sua folgorante carriera. E in una ECW orfana di Rob Van Dam, fuggito verso altri lidi, di Sabu, fresco di licenziamento, di Sandman, spedito a Raw, o per meglio dire ad Heat, ma in odore di siluramento, ma soprattutto di Bobby Lashley, che il draft ha spedito a Raw privandolo persino del tito di ECW Champion, lasciato vacante senza mai averlo perso, il contributo di Benoit, per colmare vari vuoti, per rendere over qualche heel e per lavorare coi giovani era assolutamente indispensabile.
Sarebbe stato lui la colonna portante di una ECW che di certo non era quella che lui conosceva, ma che comunque avrebbe potuto migliorarsi anche grazie alla sua esperienza da veterano di mille battaglie, uno che in quell’ambiente vi era già stato sapendo quindi come muoversi e quali modifiche apportare. Non era una bocciatura e, volendo dirla tutta, la cosa andava vista piuttosto come una gratificazione. Ci fosse stato anche lui a Vengeance qualche notte fa, avrebbe vinto lui, e non il mediocre Johnny Nitro, l’ECW Championship ai danni dell’ancora acerbo CM Punk, vero che non sarebbe mai stata la magica notte di Wrestlemania di tre anni prima, ma a noi bastava vederlo vincere ed urlare di gioia al cielo una volta ancora, come tre anni fa. Invece, quella notte in cui tutti i fans invocavano il suo nome, Benoit non c’era. Il destino se l’era già portato via nel modo più atroce. Ed assurdo o non che sia tutto questo, tale è l’amara verità da constatare ed ingoiare.
Potrebbe essere stato tutto o niente ad aver determinato una tragedia ritenuta impensabile fino a pochi giorni fa, fino all’ultima puntata di ECW on Sci-Fi, laddove Benoit, fresco di draft, sconfisse Eliajah Burke staccando il biglietto per il match di Vengeance con CM Punk per l’assegnazione della cintura vacante. Un forte stato depressivo malcurato e probabilmente accentuatosi, se non determinatosi, con la morte dell’amico Eddie Guerrero; l’eccessivo uso di steroidi anabolizzanti regolarmente prescritti; frustrazioni personali dovute alla sua vita privata, con denunce varie, poi ritirate, da parte della moglie Nancy per maltrattamenti in famiglia nel corso di questi anni e con una probabile richiesta di divorzio che, sembra, la sua consorte avesse in serbo, cosa che potrebbe aver fatto saltare il già precario e provato equilibrio psicologico di Benoit, sottoposto a ripetuti stress lavorativi; la consapevolezza di dover ormai lavorare nell’ombra lottando per titoli minori e fuori dal giro del titolo di Campione Assoluto, colpa, dicono le malelingue, del suo mediocre title reign di tre anni fa, consapevolezza culminata nel suo spostamento in una ECW nient’altro che una pantomima della mitica federazione extreme di Heyman in cui il suo talento esplose, insieme agli amici Malenko e Guerrero, facendolo divenire la stella che lui è stato, una ECW a cui avrebbe dovuto far risalire la china e che invece, priva anche del suo contributo, si trova in pieno sbando.
Potrebbe. E chissà se sia. E comunque, ora come ora, non avrebbe più importanza. Non spetta a noi infatti giudicare l’uomo Benoit per le sue azioni, se mai davvero così sia stato. Non spetta a noi decidere che fare dei suoi ricordi e se sia il caso di cestinarli come di fatto ha preferito la WWE e con sé l’intero mondo del wrestling. Non spetta a noi puntare l’indice contro Benoit per gli abominevoli avvenimenti accaduti. Non siamo infatti che fans di wrestling ed essendo tali comportiamoci come tali, non giudicando e disprezzando l’uomo Benoit, ma piuttosto rimpiangendo l’atleta Benoit e ringraziandolo per l’enorme contributo offerto a questo sport, che deve un po’ della sua popolarità anche a lui ed ai fantastici incontri che lo hanno elevato a protagonista in venti anni e più di carriera. Tutto il resto è cronaca.
Bye-bye Chris! Riposa in pace insieme a Eddie!
Alberto “The Crow” Ferrero

Fabry T








