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superEva Wrestling intervista Stefano Benzi

Con molto piacere ospitiamo l'intervista del nostro Tach a Stefano Benzi, uno dei personaggi più importanti del Wrestling in Italia.... Let's Start!


Parliamo della tua trasmissione: quali sono le esclusive che i fan possono aspettarsi dal programma quest’anno?
Beh… a dire la verità non lo so nemmeno io. Nel senso che noi siamo prontissimi ad approfittare di tutto quello che la WWE ci offre in termini di presenze, eventi, passaggi. E di solito siamo anche molto disponibili a partire quando c’è qualche superstar vicino all’Italia. Anche solo per un’intervista. Il nostro intendimento è sempre stato quello di offrire qualcosa di ‘diverso’ al pubblico di Sportitalia e fino a questo momento secondo me ci siamo riusciti mantenendo una certa originalità e facendo per primi cose alle quali il wrestling fan non era propriamente abituato. Con il tour di novembre, per quanto breve, abbiamo avuto modo di verificare personalmente che l’attenzione dei fan è sempre molto alta. E che la grande passione c’è e non si è certo limitata. Occorre continuare a coltivarla. Noi cerchiamo di farlo seriamente e quotidianamente.

Ad agosto avete “regalato” ai vostri spettatori un’esclusiva decisamente succulenta come il Saturday Night Main Event. Possiamo aspettarci altre sorprese di questo genere?
In realtà abbiamo un archivio notevole di documenti di pregio che fatichiamo a produrre: perché sono molto curati, e perché occorre tempo per la loro realizzazione sia in fase di doppiaggio che di montaggio. Abbiamo portato ai fans un lungo documentario di Undertaker, un altro su Bret Hart, ma abbiamo ancora documentari su Rey, sulle Divas, ci è arrivato “My Life” di John Cena… tante cose che occorrono tempo e dedizione. Ma anche uno spazio in palinsesto adeguato. Sicuramente avremo modo di produrre altre cose nuove.

Quanto lavoro c’è dietro alla realizzazione di una puntata di WWE News?
Tantissimo, la gente non immagina quanto. Un po’ ce la siamo cercata (o meglio… me la sono cercata) perché basterebbe fare quello che fanno tutte le altre tv del mondo: metti il nastro in play, doppi e se sei abbastanza bravo e informato in un’ora il tuo lavoro è finito senza neppure che sia necessario fermarsi. Noi invece prendiamo tutti i contenuti (tre ore!), li scalettiamo, li organizziamo dividendoli in modo organico per storyline, o argomenti; realizziamo profili che per essere montati costano molte ore di lavoro, sottotitoliamo i dialoghi. E solo quando tutti i contenuti sono pronti, realizziamo le trasmissioni. In termini di ore di lavoro siamo a 6-8 ore per la scalettatura e la preparazione dei contenuti, altre 3-4 per la realizzazione delle grafiche, poi due turni di otto ore di montaggio per editare contenuti e profili. Quindi c’è la realizzazione, che arriva dopo un lavoro di scalettatura piuttosto preciso e metodico, anche se è la banale messa in onda di tutto quello che abbiamo fatto. Ogni trasmissione di WWENews costa mediamente un paio d’ore di lavoro mio e almeno altre tre di un montatore. Ormai siamo organizzati e siamo diventati abbastanza bravi: ma i tempi sono questi. Una cosa che tengo a dire è che non è il mio lavoro… o meglio: io ho lavorato per tanti anni per Sportitalia non solo per WWENews. Diciamo che questo era il mio passatempo, la mia ‘ora d’aria’ come la chiamavo. In realtà facevo diverse altre cose che magari erano meno evidenti. Ma per me il wrestling non è mai stato ‘un lavoro’: sono un giornalista che fa questo mestiere da 24 anni con una certa soddisfazione professionale. Il wrestling non toglie nulla alla mia professione ma aggiunge molto al mio buonumore e al mio rapporto con la gente e con tutti gli altri appassionati.

In questi anni di WWE News c’è stato un personaggio, un match o un evento che hai avuto modo di commentare a cui ti senti particolarmente legato per qualche motivo?
Credo che la scomparsa di Eddie Guerrero sia stata la cosa che mi ha emozionato di più: perché è arrivata poco prima del tour, perché avevo appena finito di preparare l’intervista che gli avrei dovuto realizzare ad Ancona durante una visita in una scuola e anche perché è sempre stato uno dei miei preferiti. L’emozione che ho provato salendo sul ring per quel tour italiano di 5 date immediatamente dopo la morte di Eddie è e sarà sempre indimenticabile. Purtroppo i wrestling fans in Italia sono spesso molto divisi da assurde spaccature che si notano sul web o nel modo in cui seguono lo spettacolo. Beh… quel fatto credo abbia messo drammaticamente tutti d’accordo e sullo stesso piano. Credo sia stata una delle emozioni più tristi, ma anche più forti, della mia vita professionale.

A WWE News hai avuto modo di intervistare e di interagire con diversi wrestler. Tra le Superstar che “mancano all’appello” ce n’è qualcuna che ti piacerebbe intervistare? Cosa ti piacerebbe chiedergli?
Triple H… di cose da chiedergli ne avrei davvero tante: perché siamo della stessa generazione, e perché abbiamo le stesse passioni sportive e musicali. Lo trovo un uomo straordinariamente brillante, imprevedibile e dotato di un senso dell’ironia che il personaggio fa trapelare pochissimo (impagabili le sue battute a Stephanie McMahon quando faceva finta di non avere nulla a che fare con lei). Ho sempre una gran voglia di intervistare l’uomo, più che il wrestler: questo a volte è concesso, e a volte no. Avrei voglia di mostrare al pubblico Mark, l’uomo che dà vita ad Undertaker, per come l’ho conosciuto nel backstage in un paio di chiacchierate. O Chris Jericho con il quale ho avuto modo di parlare a lungo nell’ultimo tour. Credo che il pubblico italiano, forse anche per il tipo di lavoro molto divulgativo che abbiamo fatto a WWENews, sia ormai maturo e possa distinguere tra persona e personaggio. In parte sono riuscito a fare questo lavoro con Kennedy, e con Edge: due ragazzi di un’intelligenza fuori dal comune, e di un’umanità straordinaria e qualche anno fa con Kurt Angle. Quando si riesce a mostrare, o fare intuire, il rovescio della medaglia in una specialità molto complessa e difficilissima come il wrestling, credo sia sempre un risultato straordinario.

Riguardo alle Superstar che hai avuto modo di ospitare a WWE News in questi anni o che hai avuto modo di conoscere durante i tour c’è qualche aneddoto che ti piacerebbe raccontare ai nostri lettori?
Beh, in passato ho raccontato di un ‘livido’ sul mio braccio sinistro provocato da Undertaker. Gli stavo chiedendo come faceva a caricare il suo avversario prima della tombstone piledriver spesso reggendo il peso con un’unica mano. E me lo ha fatto vedere. Non ha due mani, ma due badili. E una capacità di gestione e di controllo del peso impressionante. Sotto l’aspetto umano il ricordo più bello che ho è di Kennedy. Non voglio entrare nel personale ma avevamo da poco vissuto un fatto privato molto doloroso: e lui alla fine della trasmissione in cui mi aveva massacrato, e preso in giro, e ridicolizzato con tutta una serie di scherzi e trovate atroci, sapendo il mio stato d’animo, mi abbracciò e mi disse “ci sono passato anche io. Tieni duro…”.

Tra i wrestler che hai conosciuto, chi ti è sembrato più “alla mano”?
Molti per la verità, anche gli insospettabili. Kennedy, sicuramente; Cena, un professionista che si concede completamente, Rey, molto alla mano. Con Batista è stato un po’ più difficile: è una persona della quale devi conquistare la fiducia: ma è una vera sorpresa, molto autoironico ed estremamente disponibile. Sotto questo aspetto devo essere sincero: non ho mai ricevuto alcuna delusione.

Riguardo al Survivor Series Tour, che tipo di risposta ti aspetti dal pubblico italiano dopo un lungo digiuno di show “live” in Italia e la scomparsa del wrestling dalla cosiddetta “tv generalista”?
Molti si sono lamentati del fatto che ci fosse poco pubblico; beh, io me ne aspettavo anche meno. E’ inutile nascondersi che l’assenza del wrestling dalle tv in chiaro e in analogico abbia avuto un contraccolpo molto pesante sulla visibilità e sul successo della nostra disciplina. Ma non credo sia un male: faccio un esempio pratico. E’ un po’ come andare a vedere il concerto del gruppo del momento, quello di cui tutti parlano. Trovi gli appassionati e un gran pubblico di curiosi; al giro dopo vedrai solo le persone davvero interessate, quelle che resteranno e coltiveranno la passione anche per il futuro. Il wrestling in Italia deve ripartire da qui. Da una base che ora è magari meno ampia, ma molto più informata, competente e appassionata di quella degli anni del boom.

Come giudichi gli show della WWE in questo periodo? Quali sono le cose che secondo te stanno funzionando di più e quali quelle che, invece, funzionano di meno?
Li trovo eccellenti, pur con qualche alto e basso come sempre, e con qualche storyline meno convincente. Ma il ritorno di Edge e Cena è sicuramente un bel colpo; come la competitività decisamente estesa e di altissimo livello per entrambe le cinture più importanti. Trovo il personaggio di Vickie Guerrero geniale per come è stato concepito e per come si è evoluto; mi piace molto anche la svolta face di Triple H (non l’avrei mai detto) e sono molto curioso di verificare quelli che saranno gli sviluppi di Jeff e di Rey Mysterio. Credo sia un buon momento, con molte strade percorribili e qualche newcomer davvero interessante: Evan Bourne e Swagger su tutti.

In prospettiva a lungo termine, come vedi il futuro della WWE ed il futuro del “movimento” Wrestling in Italia?
Credo che i fans si meritino qualche show in più e non diciotto mesi di vuoto, e questo alla WWE l’ho già detto personalmente. Ma credo anche che occorra un wrestling più popolare, meno di nicchia, e dunque su reti in chiaro, e gratis. Credo che il pubblico del wrestling italiano debba anche crescere, non sotto l’aspetto del numero, ma del senso di responsabilità. A volte la nostra immagine non è sempre stata così brillante, né così ‘matura’. E’ vero, nei confronti del wrestling ci sono tanti attacchi, a volte strumentali e molto spesso disinformati. Ma occorre rispondere in modo sereno, civile, e senza mettersi dalla parte del torto.

Grazie Stefano!

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