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Io, Andre The Giant

“Salve a tutti, qualcuno di me si sarà già dimenticato, qualcun altro mi ricorderà ancora, quassù tutti mi conoscono e mi amano come quei fans di wrestling che avevo ai miei piedi all’apice della[...]

“Salve a tutti, qualcuno di me si sarà già dimenticato, qualcun altro mi ricorderà ancora, quassù tutti mi conoscono e mi amano come quei fans di wrestling che avevo ai miei piedi all’apice della carriera. Io che altro non mi sentivo se non un uomo qualunque, per la gente ero Andre The Giant, il gigante buono che spazzava via i malvagi, l’ottava meravigliava di un mondo che per una vita ho guardato dall’alto e che ancora oggi continuo ad osservare, con la nostalgia di chi sa di non poterne più far parte ma anche la certezza di aver saputo fare del mio meglio ovunque io abbia messo piede. In Giappone facevo scendere Antonio Hinoki dalla mia testa, Tiger Mask si richiudeva in gabbia, Stan Hansen riponeva altrove la sua frusta, Tatsumi Fujinami non era che una formica di fronte ad un albero, Riki Choshu, il coreano di ferro che mai dinnanzi a nessuno abbassava lo sguardo, mi stava furbamente alla larga, Giant Baba, guardandomi negli occhi, capiva invece chi è che davanti gli si parasse, un uomo della sua stazza ma anche col suo stesso cuore e sarà per questo che talvolta abbiamo fatto coppia.

Poi il mio amico Hulk Hogan mi parlò di un El Dorado di nome WWE e feci allora il passo più lungo della gamba, accettando l’offerta di Vince McMahon nella mia curiosità verso nuovi incontri ed avversari, nel mio sogno di quel titolo che Hogan non mi avrebbe mai ceduto volentieri, nel mio desiderio di chiedere qualcos’altro alla mia carriera, ma anche nella mia ricerca di un posto dove poter semplicemente vivere per sempre. Il pubblicò andò in delirio quando, nella prima storica edizione di Wrestlemania, schiantai al cielo un gigante mio pari quale Big John Studd; e quando, nell’edizione successiva, buttai fuori Bret Hart aggiudicandomi la Battle Royal, sentivo di aver fatto volare via il futuro Campione Assoluto. Io che invece volevo essere il Campione del presente, sapevo di dover fare una scelta, seppur drastica, dolorosa, ma anche fin troppo razionale nella sua drammaticità: schierarmi contro il mio amico Hogan e portargli via il titolo.

La sfida glie la lanciai a sorpresa nel corso di una conferenza stampa, lui neanche se l’aspettava e non solo mi presentai con Bobby “The Brain” Heenan al seguito, suo odiato nemico, ma gli stracciai persino l’amata maglia giallorossa di dosso, così come era ormai stracciata la nostra stessa amicizia. Il dado era tratto, Hogan esitò dapprima ma si convinse poi ad affrontarmi, nella cornice di quella terza edizione di Wrestlemania che vide nostro spettatore un autentico pubblico da record, tant’è che, se ci ripenso, mi vengono ancora i brividi. Fu lui a vincere, ma per la prima volta conobbi il sapore del tappeto, lo stesso che per tanto tempo avevo fatto assaporare per anni ai miei avversari.

Appena alcuni mesi dopo, riuscii però a sconfiggerlo anche grazie alla complicità di Ted Di Biase, il Million Dollar Man che coi soldi pensava di comprare il mondo e che in cima a quel mondo mi ci fece andare in maniera forse un po’ troppo controversa e rocambolesca e non era così che probabilmente volevo vincere, regalandogli infatti il titolo ed interessandomi il solo fatto di aver battuto finalmente il mio amico Hogan. Il mio corpo vacillava e non mi restava tanto tempo avanti, ma non avevo alcuna intenzione di fermarmi e proseguii sapendo di poter dare ancora il meglio; e mi sono fatto così largo tra la spranga di legno di Hacksaw Jim Duggan ed il serpente di Jake “The Snake” Roberts, tra il titolo intercontinentale di Ultimate Warrior e le cinture di coppia vinte e perse contro i Demolition (Ax & Smash) in compagnia del mio più fidato alleato, Haku, per me un fratello più che un amico.

I miei piedi non calcarono più un ring nel momento in cui mi accorsi di aver fatto il mio tempo e, nonostante Vince mi avesse offerto un buon feud con Earthquake, che molti già ritenevano il mio erede, decisi invece per la scelta più logica e più sofferta, quella di smettere, addotto da motivi di salute e volendo forse trascorrere in modo un tantino più diverso il lasso di tempo che mi restava da vivere. Ho viaggiato in lungo e largo per l’Europa coltivando altri interessi, divertendomi in altro modo e riponendo definitivamente nel cassetto la mia fama di gigante del quadrato pseudo-fenomeno da baraccone, la gloria dei successi conseguiti ed i ricordi andati di una lunga ed onorata carriera. Ed è così che ho lasciato questo mondo, nel segno di ciò che ho fatto e nell’amore che ancora oggi i miei fans, vecchi e giovani, mi trasmettono, tutti quelli che nel mio letteralmente grande cuore continuo ancora a portare, io, primo nella Hall of Fame e primo soprattutto in ciò che per me più abbia mai contato: vivere come avrei voluto.

Grazie a tutti Con affetto,Andre”.

Alberto “The Crow” Ferrero

Commenti dei lettori

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  • Davide De Felicis

    07 Jan 2009 - 19:31 - #1
    0 punti
    Up Down

    Mi hai fatto commuovere!
    Ho sempre ammirato André, che ha preso meno rispetto a quanto ha dato al wrestling.
    Mi è piaciuto tantissimo quello che hai scritto, senza cadere nella retorica verso chi non c’è più.
    Nella mia presunzione di scrittore e di poeta credo che non sarei riuscito a scrivere di meglio.
    Complimenti e onore a André.

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