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TNA vs WWE Under The Tach Light

Bentornati sulle pagine di sEw e di Under The Tach Light per quella che è la prima edizione del 2009 per questa rubrica. Oggi vorrei partire con una considerazione sull’attuale situazione[...]


Bentornati sulle pagine di sEw e di Under The Tach Light per quella che è la prima edizione del 2009 per questa rubrica. Oggi vorrei partire con una considerazione sull’attuale situazione “qualitativa” della Total Nonstop Action. La federazione di Dixie Carter ha tra le mani una storyline che come ho già detto più volte mi sta appassionando come raramente mi era successo in tempi recenti: ogni settimana Main Event Mafia e TNA Frontline ci regalano qualcosa di nuovo. Sono mesi che ogni nuovo episodio di Impact ci mostra qualche sorpresa e qualche passo avanti nella costruzione della vicenda e dei rapporti tra i vari wrestler che ne sono protagonisti. Al di là di questa considerazione, che ho condiviso con voi lettori già diverse volte, vorrei sottolineare come attorno a questo fulcro, non ruoti quel “grande nulla” fatto di match messi in piedi a caso, senza uno straccio di faida alle spalle a cui purtroppo il mondo dello sport-entertainment ci ha abituato nel corso degli ultimi anni, ma una serie di storyline di tutto rispetto e curate in ogni dettaglio, che probabilmente potrebbero mantenere alto l’interesse dei fan anche in assenza della sfida tra Mafia e Frontline.

Mi riferisco agli screzi tra Matt Morgan ed Abyss, allo strapotere dei Beer Money nella categoria tag team, alla situazione creatasi tra Alex Shelley e Chris Sabin (alleati quando si tratta di lottare in coppia, ma disposti a tutto pur di vincere quando si sono incontrati nella finale del torneo per la riassegnazione dell’X-Division Title), a quanto ruota intorno al titolo femminile di Kong, alle gag di Angelina Love e Velvet Sky alle prese con l’imitatrice di Sarah Palin, al passaggio da arbitro ad arbitro/wrestler di Shane Sewell, alle title shot di Homicide ed Hernandez ed alla crescita di quest’ultimo. In altre parole: in TNA hanno una storyline di altissimo impatto, ma non per questo si sono accontentati di “vivere di rendita”. Tutt’altro: a contornare ed a supportare la faida principale ci sono una miriade di altri spunti d’interesse, di match e di angle che non hanno la mera funzione di “riempire gli spazi” tra i segmenti in-ring ed extra-ring dedicati a Mafia e Frontline, ma che portano essi stessi interesse verso lo show. Le storyline secondarie sono parte attiva di Impact e non un mera serie di intermezzi fini a sé stessi.

E’ un peccato, tuttavia, che questi sforzi e questi notevoli risultati, non vengano premiati dai ratings e dai buyrates, che, in base a quanto è possibile leggere spulciando un po’ il web, sono costanti da parecchio tempo a questa parte. A questo proposito, come altre voci del wrestling web hanno fatto notare, il problema non credo sia legato alla TNA ed al suo prodotto in quanto tale, ma piuttosto ad una più generale disaffezione verso il wrestling: anni di monopolio della WWE hanno fatto sì che la federazione di Stamford si adagiasse sugli allori, potendosi permettere di non dare sempre il 100% per la buona riuscita del suo prodotto senza la paura che una rivale potesse “rubargli” dei fan. Contemporaneamente il fan medio ha iniziato a vedere la WWE come l’unica federazione degna di nota: l’unica ad avere una copertura mediatica davvero mondiale, l’unica ad avere nel suo roster i “grandi nomi”, l’unica a produrre show all’interno di arene enormi e sempre piene… in una sola parola, l’unica ad essere “credibile” per il fan medio, ai cui occhi tutto il resto appare come backyard.

Ciò comporta che siano ben pochi i fan che oggi di fronte a uno show scadente rivolgano le proprie attenzioni ad altre realtà operanti nel business: la maggior parte di essi decide di dedicare il proprio tempo libero seguendo altri tipi di intrattenimento, diverso dal wrestling, anche quando probabilmente basterebbe loro guardarsi intorno per trovare che la TNA non è poi tanto backyard e nemmeno tanto male. Con questo non intendo dire che in TNA tutto sia perfetto e che in World Wrestling Entertainment tutto faccia schifo, lungi da me quest’idea. Anzi, nel 2008 non ho alcuna esitazione a dire che nel complesso la federazione dei McMahon si sia dimostrata un gradino sopra quella dei Jarrett, soprattutto grazie al lavoro svolto con Cena ed Edge quando li hanno avuti disposizione, con HBK, Y2J e soprattutto con Jeff Hardy.

Anche nell’ultimo periodo in WWE stanno facendo bene, tant’è che i dati di ascolto sono in ripresa, sia con Raw che con SmackDown! (discorso a parte meriterebbe la pochezza dell’ECW). L’unica critica che mi sento di poter muovere ora ai McMahon verte sulla scarsa qualità dell’undercard (conseguenza diretta della divisione dei roster e del proliferare di lottatori mediocri) che si concretizza in assunzioni “inutili”, push immotivati (seguiti spesso da un flop e da un conseguente de-push o da licenziamento-lampo) e gimmick improponibili e sul fatto che spesso le main card dei PPV siano note con troppo largo anticipo. Tutti difetti in larga parte oscurati dalla qualità offerta dai main eventer. E’ anche vero, però, che i precedenti anni di sostanziale monopolio del mondo dello sport-entertainment nordamericano e globale ha ingenerato sia nei fan a stelle e strisce che in quelli europei e un po’ in generale in tutti quelli che non risiedono in Giappone o in Messico, la tendenza a considerare vera l’equazione che pone la WWE uguale al wrestling e quella che associa ciò che è “non-WWE” al dilettantismo.

Ed è un peccato, sia per chi ama il wrestling in quanto tale, sia per chi è più affezionato al brand WWE: in una condizione di maggior competitività, anche a Stamford saprebbero sfruttare al meglio il loro potenziale umano, economico e di know-how. Con queste considerazioni chiudo e vi saluto, ricordandovi che la mia e-mail, thetach@gmail.com, è a vostra disposizione per condividere opinioni ed inviare critiche o suggerimenti.

Turn off the Tachlighter now.
Marco “the Tach” Scolè

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