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1 Fall 2 a Finish, il Libro sul Wrestling di Manuel Bergugnat: Intervista

Un caloroso saluto a tutti gli amici di superEva wrestling e di Under the Tach light! Dopo un periodo di silenzio, torno a farmi vivo sulle pagine della guida. Quest’oggi sono in compagnia di una[...]

1 Fall 2 a Finish, il Libro sul Wrestling di Manuela Bergugnat: IntervistaUn caloroso saluto a tutti gli amici di superEva wrestling e di Under the Tach light! Dopo un periodo di silenzio, torno a farmi vivo sulle pagine della guida. Quest’oggi sono in compagnia di una vecchia conoscenza del wrestling web italiano e di sEw: Manuel “Lord Kobe” Bergugnat, che ci parlerà del suo libro.

Ciao Manuel e benvenuto, anzi, bentornato sulle pagine di superEva wrestling! E’ un piacere per il sottoscritto poter scambiare quattro chiacchiere con te riguardo al tuo libro: “1 Fall 2 A Finish. Il Wrestling Ed Io”, un testo che, guarda caso, racconta della nostra comune passione e del ruolo che ha avuto nella tua vita. Il libro, a quanto ci risulta, è il primo inerente il wrestling pubblicato in Italia senza una casa editrice alla spalle, ma edito grazie al self publishing. Permettimi di partire subito con una domanda diretta, forse la più difficile: chi è Manuel Bergugnat e perché un fan dovrebbe investire il suo denaro acquistando proprio il tuo libro?
Belle domande… Chi sono? Di certo non sono uno che si è arricchito col wrestling, e fino a qualche anno fa, forse, ero uno dei maggiori esperti di wrestling, soprattutto di indies. O almeno così dicevano, non ci ho mai creduto più di tanto. In definitiva non sono altro che uno qualunque, che ha avuto delle possibilità col wrestling, e che ha potuto vivere il wrestling da dentro l’ambiente e sotto varie forme. Perché acquistare il libro? Se lo compra un fan, che sia della prima o dell’ultima ora non importa, per poter scoprire alcune cose che magari passano sotto i radar, ed è per questo che ho messo dei capitoli monografici. Se uno è digiuno di wrestling, per vedere cosa vuol dire il wrestling per chi è fan e magari avere un’idea di quello che può esserci dietro. Lungi da me fare dei trattati di sociologia e psicologia sul wrestling, che esistono e un minitrattato sul wrestling lo ha scritto Roland Barthes, l’idea è di dare un idea di cosa sia e cosa possa significare il wrestling per chi lo vive da fan e per chi ne è insider.

Veniamo ai contenuti veri e propri del libro: cosa possiamo trovare in queste 162 pagine?
Un po’ di tutto. C’è una prima parte diciamo biografica, dal primo PPV in terra inglese sino a Wrestlemania 14 e sull’esperienza nel web. C’è una parte storica con la biografia della Degeneration X, già pubblicata su queste pagine ed aggiornata divisa in quattro capitoli, e poi ci sono tante riflessioni su vari aspetti del wrestling e su alcuni personaggi. Non mancano ovviamente i ricordi degli show visti dal vivo e qualche cosa sulla scena italiana.

Dando un’occhiata all’anteprima del libro che possiamo trovare su ilmiolibro.it, si nota subito come il wrestling sia qualcosa che ti sta davvero a cuore. Anche il wrestling italiano, con il quale hai avuto diverse esperienze. Ti va di raccontarci qualcosa di queste esperienze? Una positiva e una negativa.
Mi prendi in contropiede. Di solito di ricordano più le cose negative di quelle positive, ma dovendo scegliere dire che i due show che ho contribuito ad organizzare a Belluno, sono in cima alla lista. Oltre 700 persone al Palasport per la ICW, almeno un migliaio per lo show 2PW (gratuito ed all’aperto) in Piazza Duomo parlano da sole. Non è stata una passeggiata in nessuno dei due casi, ma sono delle soddisfazioni non indifferente. Un’esperienza negativa? Le minacce che mi son state fatte da una persona di una federazione di cui parlo anche nel libro.

Da “anziano” del cosiddetto wrestling-web, hai collaborato con molti siti. Anche in questo caso credo ci siano parecchie esperienze ed aneddoti che val la pena di raccontarci. Di nuovo, ti chiedo se ti va di raccontarci qualcosa in positivo e qualcosa di su questo mondo.
Più che anziano del wrestling web, direi pioniere del web-journalism. Come ho anche scritto nel libro le esperienze più belle sono quelle legate a TuttoWrestling ed a questa guida, non c’è bisogno di pensarci neanche per me. Il secondo soprattutto per la libertà editoriale offerta e alla pluralità di opinioni, senza dimenticare il bacino di utenza non piccolo. Il primo perché mi ha fatto iniziare e ho, forse, creato dei modelli quanto ad approccio e contenuti. Basti pensare alle interviste a wrestler ed esperti americani, che era qualcosa di poco diffuso ai tempi. Le prime interviste furono a Eric Gargiulo, all’epoca commentatore americano delle CZW ed a Dave Scherer, uno dei più importanti se non il più importante, giornalista di wrestling in rete. Da lì, molti se non tutti, si son tuffati nelle interviste, spesso senza neanche sapere chi intervistassero. Le esperienze negative sono senza dubbio RealWrestling e il sito CZW per come era gestito da una persona che capiva meno zero. Di cose negative sul wrestling web ce ne sono tante, ma la smania di certa gente di fare le scarpe ad altri è qualcosa che mi ha sempre dato il voltastomaco, soprattutto in caso di passaggio da una fazione all’altra. Non mi nascondo e faccio i nomi senza problemi: Total Wrestling contro Tutto Wrestling. Un saggio, il giorno in cui il primo chiuse, mi mandò un SMS: TWN is temporary, TW is forever. I fatti dimostrano quanto sia, ancora oggi, vero. Se non si fanno le cose per passione, ma per rivalsa, l’esito è questo, c’è poco da discutere.

So che sei un grande fan di indies e di CZW in particolare. Il “prodotto” offerto dalle varie indies americane, attira negli States un pubblico che, pur rimanendo “di nicchia”, consente loro di sopravvivere dignitosamente, segno che una fan-base valida esiste. Cosa serve, secondo te, al pubblico italiano per poter iniziare ad apprezzare un prodotto differente dallo sport-entertainment che ci ha fatto conoscere la WWE?
Più che fan della CZW, direi “I bleed black & yellow”, io sanguino giallo-nero, ed è per questo che la copertina del libro ha quei colori. Serve apertura mentale e una vera voglia di cambiare e vedere qualcosa di diverso, oltre a pazienza. Perché un music video non sempre ti dice quello che è una federazione, anzi al 90% non lo è. Posso sembrare ipocrita, perché io la CZW l’ho scoperta proprio grazie ai music video, ma non mi son fermato ad uno, ma ho cercato altri video e informato. Non è facile seguire le indies perché gli show non sono facilemte reperibili, dicono. Questa è una balla enorme. Non c’è la volontà di acquistarsi legalmente, basti pensare alle offerte di SmartMarkVideo, del sito della ROH e ad Highspots. Certo, ci sono le spese di spedizione che possono essere alte (ma spesso no), ma sacrifici se ne devono fare. Certo si possono anche scaricare come fa il 95% dei fan delle indies sui forum, ma se una cosa ti piace, la compri originale. In ogni caso è un errore parlare di indies come qualcosa di diverso dallo sport-entertainment. Se parliamo di stile di lotta è corretto, ma se parliamo di “prodotto wrestling” no. È come il cinema: commedia, azione, horror, thriller. Stili diversi, prodotto identico. La definizione di sport-entertainment non è negativa nella sua accezione originale, lo è nell’accezione estrema adottato spesso dalla WWE negli ultimi anni. Non dimentichiamo che il wrestling nasce nelle fiere di paese, nei circhi e via di questo passo. Aveva lo scopo, mai celato, di intrattenere il pubblico. Ci sarebbero poi delle osservazioni sul sistema USA non solo per il wrestling ma più in generale.

Una corposa parte del tuo libro racconta la storia della Degeneration-X. Perché proprio questa stable?
Volevo che un gran lavoro che avevo fatto a suo tempo per SuperEva potesse essere letto da più persone possibili, anche da chi della DX ha visto solo l’ultima ignobile, stupida e patetica versione. Quella DX non ha nulla a che vedere con lo spirito della vera DX, che fu la stable che assieme ad Austin, diede il via all’attitude. Voleva anche avere qualcosa che rendesse unica la pubblicazione con una chicca. Non potendo scrivere la storia dell’ NWO o degli Horsemen non avendoli vissuti completamente, ho deciso di recuperare quanto avevo fatto per una stable che avevo visto nascere.

Veniamo agli ultimi capitoli del libro. Vengono affrontati alcuni temi di grande attualità, come per esempio il rapporto tra il wrestling ed i più piccoli. La tua posizione è senza dubbio condivisibile. Ce la vuoi illustrare?
Il wrestling, soprattutto quello mainstream, non è qualcosa per i più piccoli, e credo che nessuno sano di mente possa dire il contrario. Come per tutti i programmi ci sono delle indicazioni per la visione, in Italia come negli USA. L’etichettarlo come finto è non solo falso, ma sbagliatissimo. Dire “non si fanno niente” ad un bambino è un invito a farlo perché lui non sa fare quello che vede come lo fanno loro. Non si fanno nulla, quindi posso farlo anche io. Questo è il messaggio che il bambino rischia di percepire da quella frase perché non sa, e spesso non lo sa neanche quello che glielo dice, cosa ci sia effettivamente dietro il wrestling e dietro ogni singola mossa. Però solo il wrestling è accusato di essere negativo, non sono negativi i legal drama e i polizieschi al pomeriggio, non è negativo mettere in preserale Renegade e Walker Texas Ranger. Estremizzando anche Camera Cafè. Il problema non è il prodotto, ma come viene proposto e come viene trattato. Se tratti il wrestling come una cosa per bambini, come è stato fatto sempre da Italia 1, certe cose te le devi aspettare. Anche perché alla fine tutti i bambini giocano alla lotta da sempre, quindi di certo non è il wrestling ad esserne la causa. Poi vabbeh, viviamo in un paese in cui una associazione di pesudo-cattolici bigotti come il MOIGE critica una serie come ER ma davanti al Grande Fratello dove nell’ultima edizione abbiamo visto degli elementi al limite della psicopatia cala le braghe. Ed è una associazione che non è appoggiata da un gran numero di iscritti ma stranamente gode di una attenzione mediatica non indifferente.

Negli States il passaggio dall’era delle gimmick all’era attitude è stato vissuto “in diretta” con il passare dei mesi, mentre in Italia si è spento il televisore con El Matador che affronta Doink the Clown (ma l’esempio poteva essere fatto con qualsiasi altra coppia di gimmick) e lo si è riacceso dopo anni vedendo uno show fatto (anche) di scale, tavoli, sangue e di “testi espliciti”. Credi che anche questo abbia contribuito a creare un pessimo rapporto tra wrestling ed associazioni dei genitori?
Come ho detto, il problema è come viene presentato. È stato sbagliato presentare, soprattutto questo wrestling, come qualcosa per bambini. Le associazioni genitori prima di attaccare i programmi e la TV (o fanno un attacco unito o stanno zitte) devono prima ragionare su una cosa. I genitori sanno cosa guardano e cosa fanno i loro figli? Perché se la televisione è usata per mettere lì i figli per farli star buoni e non ci si preoccupa di cosa guardano, beh onestamente sono ‘zzi loro. “Ho da fare, guarda la TV”. Davvero non capisco perché i genitori debbano delegare ad altri il compito di educare i figli. Poi per carità, bene vengano le iniziative di tutela dei minori, ma cerchiamo di essere onesti: se alle 11 di sera fanno un film violento in TV e mio figlio lo guarda devo incazzarmi con la rete tv o sono deficiente io che lo lascio fare? Negli anni 80 il wrestling era in onda la domenica mattina su Italia 1, succedesse ora apriti cielo! Eh no è fascia protetta, ci sono i bambini… queste sono solo cazzate dette perché non ci si vuole prendere le responsabilità. Il wrestling fa male all’educazione ed alla formazione dei bambini? Chissà perché però Buffy lo hanno fatto alla mattina ed al pomeriggio, i film di Van Damme e Seagal li fanno in prima serata… siamo davvero sicuri che il problema sia il wrestling? Certo, se per problema intendiamo che non tutti possono lucrarci sopra.

Tra i temi trattati nel libro possiamo trovare anche il “caso Benoit”, doping, steroidi, ecc. Ti va di raccontarci qualcosa in merito?
Su Benoit è stato detto e scritto di tutto. Soprattutto tanti che fino a 1 minuto prima lo veneravano, gli han poi tirato merda poi magari sono gli stessi che definiscono mito della loro gioventù un comico che ridere non fa ma che si porta a letto una tredicenne conosciuta su Facebook. Quanto fatto fa Benoit non è nulla di diverso dalle tante tragedie che succedono nelle famiglie che hanno dei problemi seri, e parlo di problemi come depressione e malattie pesanti. Se ricordate poi, proprio in quel periodo sembrava che in Italia non succedessero altro che episodi di quel tipo, come fino a qualche mese fa l’Italia era il paese degli stupri. Falsi, squali ed ipocriti hanno pensato bene di usare la vicenda Benoit per rifarsi una verginità cancellando il wrestling, quel wrestling che non gli portava più ascolti e soldi. Oh per essere vergini lo sono eh… le vergini urlanti, rotte dietro e pure davanti.

Siamo agli sgoccioli. Cosa pensi dello stato di salute dello sport-entertainment in questo 2009? Cosa ti piace di più e cosa di meno?
Per quanto riguarda la WWE, siamo al visto, rivisto e stravisto. Dopotutto l’inventiva per una federazione come la WWE non è mai stata innata, basta pensare all’attitude. C’è poca voglia di azzardare, e sebbene non la condivida per nulla, posso capire la scelta della WWE di puntare ai bambini (cosa poi neanche troppo vera). Puntare ai bambini vuol dire minimo 2 biglietti sicuri, perché ci sarà almeno un genitore ad accompagnare un bambino. Poi vediamo anziani picchiati e presi a calci sul ring e non mi pare che sia molto family oriented. La WWE ha il terrore di azzardare qualcosa di nuovo e si rifiugia sulle soluzioni vecchie che potevano funzionare anni fa, ma che essendo state abusate, hanno stufato. La butto lì, una cosa nuova, per la WWE. Ad Extreme Rules, Christian vs Dreamer vs Swagger: potevano farlo No Ropes Barbedwire Match. É una novità? Non in assoluto, ma per la WWE lo è. E sono certo che funzionerebbe anche decentemente secondo me. Per quanto riguarda la TNA non è i crisi nera come si dice, per un semplice motivo: i ratings di impact sono passati dal 0.9 nel 2006 a 1.2/1.3 del 2009: questo vuol dire solamente che stanno aumentando i fan, mentre quelli della WWE stanno diminuendo sempre di più, soprattutto a RAW. Ora che piaccia o meno, siamo in un situaiozne chr ricordo quella di molti anni fa con tre federazioni con show televisivi (WWE, TNA e ROH) e con le Indies che possono chiamare pochi nomi grossi perché vincolati. Solo che a differenza di quando c’era la ECW, la ROH al momento, non è in grado di ricoprire il ruolo di federazione di rottura rispetto alla massa. Certo le cose si stanno muovendo, ma ci vuole qualcosa di più deciso. Lo show TV della ROH è poco più di una vetrina, in più la federazione ha perso l’accordo con la DragonGate, che invece approderà negli Usa non solo con l’ex boooker ROH a capo, ma con una collaborazione in corso con la Chikara (che lavorerà con la Big Japan anche). Ecco credo che questa alleanza possa essere, se ci sarà, la rottura dalla massa. Fuori dal mainstream, invece mi sembra quasi sia una tabula rasa, ed questo è un bene perché permette di gettare le basi per la prossima generazione di lottatori, e di poter pensare qualcosa di nuovo. Il 2008 è stato un anno in chiaroscuro per molte indies su tutte CZW e ROH, con questa che nel passare a Major ha perso e perderà ancora qualità e fans, ma era un passo che la ROH doveva fare per crescere e quindi non c’è da meravigliarsi. Non parliamo poi della IWA Mid South che è sempre più un barzelletta che non fa neanche ridere.

Ed ora hai carta bianca. Raccontaci qualcosa di cui non abbiamo ancora parlato.
Raccontare qualcosa… Credo di aver sviscerato nel libro diversi temi interessanti (sempre parlando di wrestling), mantenendo una certa equità di giudizio, cosa che manca molto nei forum dove si affronta il wrestling come il calcio: ovvero da idioti o quasi. Avrei potuto scrivere un libro dicendo che la WWE è una merda e che deve fallire, sicuramente mi avrebbe portato pubblicità e di copie ne avrei vendute diverse. Non sarebbe stato un libro mio però, sarebbe stato un falso. Io se dovessi consigliare un capito, visto che tutti vogliono/volevano che la TNA diventasse la nuova WCW e andasse subito in competizione con la WWE di leggersi il capitolo che ho dedicato agli errorei della federazione di Atlanta, se hanno voglia di capire perché certe cose non possono essere fatte in un determinato modo. Anche il capitolo sulla ECW e su Heyman può dare alcuni spunti di riflessione soprattutto a chi per ECW intende il terzo roster WWE e basta, o quello su Austin per capire come sia potuto nascere il successo di quel personaggio. Forse avrei potuto scrivere anche altre cose, magari una riflessione sul film The Wrestler, capolavoro della stagione cinematografica appena trascorsa, cosa che ho molto leggermente fatto parlando di Sabu. E proprio Sabu è il wreslter che mi è venuto in mente vedendo il film al cinema. Credo che ci sia qualcosa per tutti nel libro, l’unica cosa richiesta è curiosità e pazienza. Non sono uno scrittore di best seller, è la mia opera prima, e probabilmente resterà unica, anche se sto lavorando su un secondo libro. Al momento la sola cosa di cui riesco a scrivere è il wrestling, credo di riuscirlo a fare discretamente bene. Lascio a voi giudicarlo.

E’ giunto il momento dei saluti. Ti ringrazio per la disponibilità e ti auguro di avere successo con questo progetto e con tutti quelli nei quali deciderai di “imbarcarti” in futuro. Ai nostri lettori ricordo che 1 fall 2 a finish può essere acquistato su ilmiolibro.it e dò appuntamento a presto, sempre sulle pagine della guida di sEw.

Turn off the Tachlighter now.
Marco “the Tach” Scolè.

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