Questo sito contribuisce alla audience di

"ATTENZIONE E CONCENTRAZIONE, QUALI LE DIFFERENZE" DI JAYAN

Ecco il primo intervento dello scrittore Jayam Walter con il quale inizia la sua collaborazione su queste pagine. Stimolato da una domanda provocatoria presente in una nostra News letter, ecco la sua risposta.

Credo che tra “attenzione” e “concentrazione” ci sia principalmente una differenza di qualità. L’attenzione è il convergere di tutte le proprie facoltà, principalmente quelle mentali, su di un singolo punto o soggetto. La concentrazione è il protrarsi delle attenzioni -stavolta sia quelle mentali che fisiche -tutto il proprio essere, su di un singolo punto o soggetto. E’ molto importante, sul sentiero spirituale, imparare a “concentrarci”, non solo in una attività di pensiero, ma anche nell’azione quotidiana. Riuscire a compiere ogni azione, concentrandoci completamente su ciò che stiamo facendo e dimenticando tutto il resto, ci aiuta non solo ad avere il massimo successo nell’azione, ma anche a sviluppare il nostro carattere e auto-disciplina. Quando riusciamo a concentrarci totalmente su un punto o su di un soggetto, sarà più facile riuscire a meditare.

La meditazione è l’attenzione, o meglio, la concentrazione, totale su Dio, l’Essere infinito che è in noi.

Però, a questo punto, è facile cadere in un equivoco. Spesso si intende la “concentrazione” come qualcosa che richieda il nostro “massimo sforzo”. Si crede che, per ottenere il “controllo mentale”, o ancor più il “vuoto della mente”, dobbiamo sforzarci al massimo delle nostre capacità.

E invece non è così.

Se proviamo a svuotare la mente, a cercare di non avere pensieri, vedremo che i pensieri aumenteranno ancora più di prima. Così, se cerchiamo di “concentrarci” su qualcosa, vedremo che sorgeranno mille pensieri o soggetti mentali diversi che distoglieranno la nostra attenzione.

E allora che fare?

I Maestri illuminati ci insegnano a mettere il nostro massimo impegno, ma senza creare nuove tensioni, a cercare di rilassarci e, sulla base di questo stato di riposo, focalizzarci sul soggetto della nostra attenzione.

Per quanto riguarda la meditazione e il cercare di creare il “vuoto mentale”, i Maestri fanno l’esempio dell’ape.

L’ape continua incessantemente a spostarsi da un fiore all’altro alla ricerca del nettare perchè ogni singolo fiore non soddisfa la sua fame. Se dovesse, per ipotesi, trovare un lago infinito di nettare, allora non si sposterà più. Così la nostra mente continua a vagare alla ricerca dell’infinito, e poichè non potrà mai trovarlo nel mondo esterno(delle sensazioni, dei pensieri, delle percezioni…)essendo esso finito e limitato, non si fermerà mai e continueranno a sorgere nuovi pensieri e l’attività mentale sarà in continua crescita.

Se cambiamo la direzione della nostra attenzione, e, anzichè volgerla al mondo esterno, la volgiamo al mondo interiore(cioè verso il profondo di noi stessi, la nostra vera natura), allora, quando contatteremo il nostro Sè interiore, cioè l’infinito che è in noi, allora la mente cesserà naturalmente di essere attiva.

In genere, per facilitare questo processo si usa un “mantra”, un suono particolare che attira la mente verso l’interno(essendo esso la vibrazione sonora di Dio).

Ma ciò che può aiutarci di più di ogni altra cosa è l’incontro personale con un Maestro illuminato. Costui(o costei) essendo già arrivato alla meta, essendosi fuso con l’infinito, può aiutarci a meditare donandoci la sua Grazia. Egli è la personificazione vivente dello stato che vogliamo raggiungere. Per cui consiglio, per esperienza personale, di rivolgerci sempre ad un Maestro, che ci darà il mantra adatto alla nostra natura e ci inizierà al sentiero verso l’illuminazione interiore.

Nelle pratiche spirituali il “fai da te” può essere molto pericoloso!”

Jayan Walter