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COS'E' LA PAURA ? DI emy blesio

Con grande acutezza, come sempre, EMY BLESIO ci propone un articolo TRATTO DA "kendra" legato al FORUM proposto qualche tempo fa. Ti invito a commentare scrivendo sul FORUM.

Entrando nel nuovo millennio, almeno per quanto riguarda l’Occidente, e dopo
tutti i: “che ne sarà di noi” e “sopravvivremo al 1000 e non più 1000″ ci
siamo rilassati. Anche se, qualche amante del genere apocalittico e
catastrofico ha rimandato a qualche decennio ancora la fatidica “fine del
mondo”.

Pare che l’uomo abbia sempre bisogno di temere qualcosa. Non importa se il
qualcosa è reale o frutto della propria fantasia.

E se non c’è nulla da temere se lo costruisce, se lo inventa.

Quando mia figlia era piccola ho sempre evitato di trasmetterle paure quali:
quella del buio, del lupo, del diavolo, dell’uomo nero o blu che sia.
Eppure
lei se ne è inventata una: quella delle api o della tigre.

Una paura personale costruita da lei stessa. Forse una necessità per
scaricare le proprie tensioni.

Oppure un bisogno per esorcizzare problemi più reali, più tangibili.

Le paure (bhaya) sono frutto sì, della debolezza, ma anche del non sapere.

L’ignoranza di far parte del tutto.

La libertà dal timore è solo di colui che conduce una vita pura.
Questa
frase l’ho scritta a proposito del primo dei pancha-yama sul n. 2 di Kendra.

Che vuol dire una vita pura?
Per prima cosa provate a rileggere quello che ho scritto a proposito
dell’Ahimsa, e, in secondo luogo, valutiamo come e quando si comincia ad
avere delle paure.

Quelle paure che afferrano e paralizzano e, a parte chi crede agli amanti
del catastrofico di prima, da dove vengono? O quantomeno, una buona parte di
queste? e che nesso hanno con una “vita pura”?

Probabilmente, visto che la nostra società si ciba soprattutto di esseri
viventi uccisi, visto che questi esseri viventi non credo si immolino con
grande tripudio e gioia, e visto che la paura e la rabbia scaricano nei
tessuti le tossine (vorrei ricordare che ci sono dei serpenti che riescono a
percepire la preda nell’oscurità perché sentono il suo terrore) si potrebbe
dunque arguire che, insieme all’animale, l’essere umano si cibi anche della
paura, la rabbia, la frustrazione dell’animale stesso.

A questo punto posso lasciare trarre a voi stessi le conclusioni.

Non è un’esortazione a diventare vegetariani poiché ritengo che ognuno debba
percorrere la propria evoluzione.
Credo altresì sia inutile che una persona si costringa a diventare
vegetariana e mentre mangia una insalata di verdure miste si sogni una
bistecca al sangue.

Anche la lattuga è un essere vivente e sono più che sicura che il suo timore
nel momento di essere sradicata si espanda nelle sue venature, le sue
foglie; credo però che essendo percepibili solo a un grado di evoluzione
molto sottile, le conseguenze di un assorbimento della paura vegetale
sull’essere umano contemporaneo siano meno individuabili.

E allora come viviamo? Di che cosa ci possiamo cibare? potrebbe obiettare
qualcuno.

Niente preoccupazioni di questo tipo!
Chi si dovesse trovare nello stadio raffinato di percepire il disagio di
nuocere al regno vegetale basterà che si nutra solo dei frutti, dei prodotti
del vegetale stesso (es. il pomodoro, la melanzana, il peperone, il fagiolo
e così via. Anche se noi li pensiamo verdure sono frutti, cioè non è
necessario uccidere la pianta, si utilizza il prodotto. Così come frutti
sono la mela, la pera, la banana ecc.)
Questo si può riportare anche nel mondo animale con l’utilizzo solo dei
prodotti dell’animale stesso quali il latte, il formaggio, il burro, il
miele e così via.
In questo modo si evita di assorbirne la paura, e tutto quello che ne
consegue, e, al contrario, si ottiene il beneficio di un uno scambio
naturale.

I cereali meritano un discorso a se stante poiché il frutto è al termine
della vita della pianta (proprio come un canto del cigno) e il loro utilizzo
non la danneggia minimamente.

Nella nostra dieta mediterranea i cereali sono molto importanti e a dire il
vero anche nella dieta vegetariana.

E, anche se alcune sensibilità non rimangono sconvolte dall’uccisione di
qualche innocente essere vivente, si sappia che la limitazione dell’uso di
carne non solo aiuta a stare meglio fisicamente ma anche ad affrontare più
serenamente la vita.

Basta provare.