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Principali gruppi dello zooplancton (parte 2)

Crostacei e Urocordati: morfologia e distribuzione.

-Crostacei: Sono spesso gli organismi più importanti del plancton, sia in termini di abbondanza che diversità. Troviamo Cladoceri, Ostracodi, Misidiacei, Cumacei, Anfipodi, Isopodi. Ma i gruppi più importanti in assoluto sono i Copepodi e gli Eufasiacei. Per la loro abbondanza e diversità si può dire che i Copepodi rappresentino nello zooplancton quello che le Diatomee sono nel fitoplancton. La loro abbondanza è enorme, ad esempio in Adriatico in una pescata invernale di plancton possono superare il 90% sia del numero di individui che della biomassa (Ghirardelli, 1981). I Copepodi vengono distinti in Calanoidi (quasi 2000 specie) che sono i più abbondanti (circa il 70%) nel plancton (ricordiamo i generi Calanus, Pseudocalanus, Centropages), Ciclopoidi dei quali solo un numero limitato di specie è planctonico, ed infine in Arpacticoidi il cui numero di specie planctoniche è ancor minore. Gli Eufasiacei sono crostacei a forma di gamberetto di dimensioni notevoli rispetto ai precedenti. Molte specie superano il cm di lunghezza ed alcune i 10 cm. E’ l’Euphasia superba, abbondante intorno all’Antartide, che costituisce il cibo (krill) delle più grandi balene.

-Urocordati: Sono forme oloplanctoniche i Taliacei (Salpe, Dolioli e Pirosomi) ed i Larvacei (o Appendicularie). Questi ultimi sono particolarmente importanti nel trasferimento di energia da un livello trofico all’altro. Infatti come gli altri Urocordati pelagici si nutrono filtrando l’acqua circostante, ma in questo caso la struttura filtrante è esterna all’organismo. Tale struttura, detta “loggetta”, è particolarmente adatta a filtrare gli elementi più minuti del fitoplancton, ma si intasa facilmente. In questi casi l’animale abbandona la loggetta e ne ricostruisce rapidamente una nuova. Questo fenomeno può verificarsi anche ogni due ore. Le loggette abbandonate, che possono superare la densità di 1000/m3, sono una componente importante nella cosiddetta “neve marina” (marine snow). Con questo termine si intende l’insieme di particelle, normalmente di diametro inferiore al mezzo centimetro, che derivano dalla disgregazione di organismi planctonici di tipo gelatinoso (meduse, tunicati) o da secrezioni mucose di organismi filtratori (tunicati, pteropodi). L’abbondanza di queste particelle è stata evidenziata solo con l’osservazione diretta dell’ambiente subacqueo giacché esse vanno generalmente distrutte durante le pescate coi retini. Questi frammenti sono ricchi di sostanza organica (fitoplancton non digerito, palline fecali) che consente lo sviluppo di un popolamento batterico e questo a sua volta di piccoli flagellati. In tal modo il frammento diviene un microcosmo flottante di notevole importanza alimentare per organismi di maggior taglia. Date le loro dimensioni gli elementi della neve marina hanno anche una elevata velocità di sedimentazione e svolgono un ruolo importante nel trasferimento dell’energia verso gli strati più profondi della colonna d’acqua.

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