Questo sito contribuisce alla audience di

Le bombe in fondo al mare

Purtroppo gli organismi marini che si trovano nelle vicinanze di aree marine utilizzate storicamente come "discarica" per rifiuti bellici sono in condizioni di profondo malessere.

Questo il risultato degli studi condotti nell’ambito del Progetto “RED COD” (Research on Environmental Damage caused by Chemical Ordnance Dumped at sea), finanziato dalla Commissione Europea e portato avanti in Italia dall’ICRAM, l’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica applicata al mare del Ministero dell’Ambiente.

“La presenza di residuati bellici provoca seri problemi ambientali, sia che si tratti di ordigni a carica chimica sia che si tratti di ordigni a carica convenzionale” sottolinea il ricercatore dell’ICRAM Ezio Amato, Responsabile del Progetto RED COD che in questi anni ha esaminato i fondali del Basso
Adriatico dove, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, sono state affondate decine di migliaia di residuati bellici.

I primi risultati degli studi condotti dall’ICRAM in collaborazione con il Consorzio Interuniversitario per le Scienze del Mare (CoNISMa), l’Istituto di Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare “Alberto Monroy” del CNR, il Centro Tecnico Logistico Interforze NBC dell’ Esercito e l’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, mostrano come pesci, quali il grongo e invertebrati come il riccio, campionati su fondali interessati dalla presenza di residuati bellici soffrano le conseguenze del rilascio di inquinanti dagli ordigni corrosi.

In particolare, il confronto con organismi appartenenti alle stesse specie campionati su fondali “indenni” rivela che le lesioni al fegato e alla cute e l’attivazione di meccanismi biochimici di difesa dall’aggressione di inquinanti riscontrate negli esemplari pescati a Pianosa (Isole Tremiti) e al largo di Molfetta (BA) possono essere attribuiti agli inquinanti rilasciati da bombe, granate e proiettili affondati decenni or
sono.

Proprio Amato ha presentato nei giorni scorsi a Cipro, nel corso della riunione delle parti contraenti la Convenzione Barcellona (che tutela il Mediterraneo dall’inquinamento) deputata alla regolamentazione dell’affondamento di rifiuti in Mediterraneo, uno studio realizzato per il Segretariato della Convenzione sulle attività di “dumping” condotte in Mediterraneo tra il 1995 e il 2001.

A seguito della presentazione dello studio, i rappresentanti dei paesi mediterranei hanno formulato una raccomandazione al Segretariato del MedPol dell’UNEP affinché si realizzi una mappatura delle aree marine interessate negli ultimi decenni dall’affondamento di armi, convenzionali o chimiche. La CWC
(Chemical weapons convention, la convenzione internazionale sulle armi chimiche alla quale hanno aderito quasi tutti i paesi di area mediterranea) oltre a vietare alle parti contraenti di sviluppare, produrre acquistare e utilizzare armi chimiche, impegna ciascuno stato a distruggere entro il 2007 le armi
chimiche di sua proprietà o in suo possesso o che sono ubicate in qualunque luogo sotto la sua giurisdizione o controllo.
(ANSA).

Ultimi interventi

Vedi tutti