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Azioni volontarie in uomini e scimmie

Secondo una recente scoperta uomini e scimmie condividono un determinato numero di comportamenti complessi innati, mentre la maggior parte delle azioni è volontaria e frutto di apprendimento.

Da tempo gli scienziati sanno che molti tipi di comportamento degli organismi inferiori sono innati. Nel mondo degli insetti, per esempio, predominano i comportamenti istintivi. E gli uccelli hanno un repertorio di comportamenti prefissati ben più ampio di quello dei cani. Nei primati, invece, predominano i comportamenti volontari, o appresi, e per questo motivo i neuroscienziati ritengono che i comportamenti “preinstallati” nel cervello di uomini e scimmie si limitino a semplici movimenti e che i comportamenti complessi siano tutti frutto dell’apprendimento.

Ora, tuttavia, alcuni studi hanno rivelato che un certo numero di comportamenti sorprendentemente complessi sembrano essere già incorporati anche nei cervelli dei primati. Si tratta di comportamenti “biologicamente significativi” che parrebbero migliorare la capacità del primate di sopravvivere e riprodursi. Essi comprendono, per esempio, gli schemi aggressivi del volto, i movimenti difensivi degli arti anteriori, gli spostamenti della mano alla bocca e quelli per raggiungere e afferrare un oggetto.

In uno studio pubblicato sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences“, i ricercatori della Vanderbilt University di Nashville riferiscono di essere riusciti a provocare questi comportamenti complessi stimolando aree specifiche del cervello di un piccolo primate notturno, il galagone di Garnett (Otolemur garnetti). I risultati forniscono nuove prove a sostegno dell’ipotesi che i cervelli di tutti i primati, uomo compreso, contengono un simile repertorio di comportamenti complessi innati.

(fonte: Le Scienze)

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