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SOS tonno nel Mediterraneo, firma l'appello on line!

Il WWF lancia un appello on line alla vigilia del Consiglio Europeo della Pesca. Firma anche tu, se non verrà dimezzata la pesca nel Mediterraneo il tonno rischierà l'estinzione commerciale!

Se la pesca al tonno rosso continuerà con i ritmi attuali, la riduzione della specie sarà tale da comprometterne la futura commerciabilità, con gravi conseguenze economiche oltre che ambientali. E’ questo l’allarme lanciato oggi dal WWF a livello europeo. Il rischio concreto è che il tonno mediterraneo, considerato il miglior sushi del mondo, sparirà dalle nostre tavole e il Mar Mediterraneo si impoverirà di una specie importante e caratteristica.

Gli scienziati dell’ICCAT (Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico) e il WWF concordano> sulla soluzione e chiedono ai paesi europei di dimezzare le quote annuali di pescato. “Non è una rinuncia” spiegano i tecnici “ma un investimento: per la natura, con la conservazione della specie e il mantenimento degli equilibri ecologici, ma anche per l’economia e il commercio mediterraneo, che potrà continuare solo se si consente allo stock di rigenerarsi e mantenersi, evitando l’estinzione ‘commerciale’ del tonno”.

Invia anche tu una e.mail ai ministri di Italia, Francia e Spagna, per chiedere di ridurre le quote di pesca e salvare il tonno dall’estinzione nel Mediterraneo>

Il rapporto WWF Il tonno rosso del Mediterraneo – le conseguenze del collasso non lascia dubbi sulla gravità dell’impatto, le cui ripercussioni, potenzialmente catastrofiche, sono difficili da prevedere. Rimuovere questo grande predatore dalla catena alimentare comporterà per esempio la proliferazione di calamari con una conseguente, drastica riduzione delle sardine, altra importante risorsa ittica del Mediterraneo. E a soffrirne di più saranno i pescatori tradizionali, dato che le grandi flotte pescherecce si sposteranno attaccando oceani e specie diverse.

Complica questo scenario l’assenza di un adeguato sistema di controllo. Sebbene l’ICCAT abbia adottato mezzi per la sorveglianza dei pescherecci e si sia impegnato a promuovere misure ad hoc, allo stato attuale è impossibile avere dati completi sulla pesca del Mediterraneo e la situazione può sfuggire di mano. “L’UE può ancora scegliere di non far parte di questo fallimento” dichiara Michele Candotti, segretario generale del WWF Italia. “La gestione della pesca in Europa deve intraprendere una via nuova. E il punto di partenza è lanciare al tonno rosso un’ancora di salvezza”.

I paesi europei sono i maggiori beneficiari delle quote totali assegnate, con una netta prevalenza di Spagna (5.568,21 tonnellate), Francia (5.493,65) e Italia (4.336,31), seguite da Portogallo (523.88), Malta (355.59), Grecia (287.23) e Cipro (154,68).

Nel novembre 2006, a Dubrovnik, il comitato scientifico dell’ICCAT aveva definito il tonno risorsa a rischio di estinzione commerciale, prospettando una drammatica riduzione numerica dello stock. Secondo gli scienziati dell’ICCAT e il WWF per sarebbe necessario pescare non più di 15.000 tonnellate di tonno all’anno. L’ICCAT, ignorando il consiglio dei suoi stessi scienziati, propone per il 2007 una riduzione della quota totale da 32.000 a 29.500 tonnellate, pari al doppio di quelle prescritte dagli scienziati. Nel gennaio 2007, a Tokyo, l’ICCAT propone una riduzione a 25.000 tonnellate entro il 2010 e l’aumento della taglia minima pescabile da 10 a 30 kg, ma consente che nel Golfo di Biscaglia e in Adriatico si possano catturare esemplari di 8 kg ai fini dell’ingrasso in gabbia.

I cosiddetti “allevamenti” di tonno completano il quadro. Una pratica anti-economica e dal forte impatto ambientale: i tonni vengono catturati in mare aperto, ingabbiati, “ingrassati” quanto basta a soddisfare le richieste del mercato (con massicce quantità di alici e sardine), e successivamente ripescati. Di recente, il Comune di Cetara, importante centro per l’“allevamento” e il commercio ittico italiano, ha approvato l’installazione di nuove gabbie per l’ingrasso, un impianto al quale il WWF si è opposto fin dal 2004.

Il 16-17 aprile si riunirà il Consiglio della Pesca Europeo (European Fisheries Council) per votare la spartizione della quota europea tra i vari stati membri. È qui che si può fare la differenza. Se i paesi europei accetteranno di dimezzare le proprie quote di tonno, il rischio di collasso della specie sarà scongiurato e ci saranno le basi per avviare un processo di riequilibrio ecologico ed economico del Mediterraneo.

Le richieste del WWF agli stati europei:
- dimezzare le quote di tonno pescabile, accettando il limite di 15.000 tonnellate all’anno
- chiudere la stagione della pesca a giugno, mese più importante per la riproduzione
- non entrare nelle acque libiche che, per le obiezioni mosse alla proposta ICCAT da parte del governo locale, non sono sottoposte a regolamentazione e rischiano di essere sovrasfruttate.

Ai commercianti:
- supportare il richiamo all’UE
- non acquistare tonno dai paesi che rifiutano di dimezzare le proprie quote

(Fonte: sito WWF)

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