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La velocissima picchiata del Falco pellegrino

Il Falco pellegrino appartiene alla famiglia dei Falconidae e si trova praticamente in tutto il mondo, dal Nordamerica al Sudamerica, all’Australia, Tasmania, Oceania, Asia, Europa e Africa.[...]

Falco pellegrino
Il Falco pellegrino appartiene alla famiglia dei Falconidae e si trova praticamente in tutto il mondo, dal Nordamerica al Sudamerica, all’Australia, Tasmania, Oceania, Asia, Europa e Africa. Esemplari di questo rapace sono presenti anche in Italia, lungo la dorsale Appenninica.

Il Falco pellegrino, con le sue numerose sottospecie, si adatta a vivere praticamente in qualsiasi habitat, ad esclusione del circolo polare. Predilige spazi di caccia aperti e bacini lacustri con abbondanza di cibo, rappresentato in prevalenza da uccelli. La nidificazione avviene sulle ripide rupi montane e premontane.

Il volo del Falco pellegrino è caratterizzato da una scarsa capacità di inseguimento orizzontale delle prede, infatti non raggiunge una velocità sufficiente a catturare alcuni uccelli come il piccione o il colombaccio. La sua migliore tecnica di caccia, infatti, è rappresentata dalla discesa in picchiata, in questo è insuperabile, arrivando ad una velocità di 290 km/l’ora. Grazie alla rigidità delle penne remiganti, è in grado di controllare perfettamente la fine della discesa. Il Falco pellegrino, durante la caccia, cerca di guadagnare la maggior quota possibile, per poi picchiare in volo sopra alla preda sferrando un colpo con i talloni per tramortirla e farla precipitare al suolo, dove la uccide con il possente becco.

Il Falco pellegrino presenta un corpo compatto e molto agile, con ali strette e a punta, frangiate sulle estremità. L’età media di un falco pellegrino si aggira attorno ai 17-20 anni e, durante tutta la vita, rimane fedele alla compagna scelta. La femmina cova le uova per 32-37 giorni e alla schiusa nascono in genere 3-4 piccoli falchetti.

Il numero dei Falchi pellegrini è notevolemente diminuito, nel corso degli anni, a causa della caccia, ma anche per via dell’inquinamento atmosferico da insetticidi cloroderivati come il DDT, fortunatamente eliminato dal mercato. Questo insetticida era colpevole di provocare un’alterazione enzimatica con riduzione di spessore del guscio delle uova. Successivamente all’eliminazione degli insetticidi, fu improntata una massiccia campagna di protezione e tutela che portò ad un discreto ripopolamento degli esemplari residui. In alcuni stati come il Canada, invece, la specie era praticamente estinta. In altri luoghi, come Francia, Italia e Inghilterra, si è provveduto alla cattura degli esemplari allo scopo di farli riprodurre in cattività per poi rimetterli in libertà. Questa operazione ha avuto fortunatamente un successo pieno, tanto che nel 2003 le coppie nidificanti erano complessivamente 2000.

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