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Lo scorpione nero nella fauna Ligure

Lo scorpione nero fa parte dell’ordine degli artropodi velenosi degli aracnidi, che nella sua forma autoctona è presente in Italia sotto forma di esemplari non particolarmente pericolosi per[...]

scorpione
Lo scorpione nero fa parte dell’ordine degli artropodi velenosi degli aracnidi, che nella sua forma autoctona è presente in Italia sotto forma di esemplari non particolarmente pericolosi per l’uomo. In natura sono presenti circa 2000 specie diversi di scorpioni, distribuite soprattutto nelle praterie, savane e foreste pluviali. Numerosi avvistamenti anche nelle Ande, in Asia e ad alta quota. In Italia, è testimoniata la presenza dello scorpione nero nell’area mediterranea della regione Liguria.

Il corpo dello scorpione è piuttosto allungato e presenta una coda segmentata terminante con il pungiglione tramite il quale l’animale inietta il veleno. La bocca è circondata da due cheliceri, due pedipalpi e quattro paia di zampe. I pedipalpi sono a forma di tenaglie e vengono usati dallo scorpione per afferrare le prede e per difendersi dagli attacchi esterni. I peli che li ricoprono ne fanno anche un organo sensoriale. Il corpo è formato dal cefalotorace e addome. Il cefalotorace, a sua volta, è ricoperto da un guscio, chiamato carapace, fornito di due occhi mediani e 3-5 occhi laterali. L’addome, invece, è a sua volta formato da 12 segmenti distinti, gli ultimi cinque dei quali, formano la coda. All’estremità dell’addome troviamo il telson, dove uno speciale bulbo contiene le ghiandole velenifere e l’aculeo curvo che lo inietta.

Sulla pancia, lo scorpione presenta due pettini, ovvero organi sensoriali che hanno lo scopo di tastare la superficie del terreno e individuare i feromoni della propria specie. Negli esemplari di specie più grandi, come lo Scorpione sudafricano, lo scorpione può raggiungere una lunghezza di 15-17 cm. e contare su un ciclo vitale lungo fino ai 10-12 anni.

La dieta dello scorpione consiste in insetti, invertebrati, scorpioni e ragni, che generalmente preda di notte. Le prede vengono individuate attraverso i pedipalpi attraverso le vibrazioni presenti nell’aria, poi immobilizzate attraverso le tenaglia e dirette alla bocca. Nonostante lo scorpione sia dotato di veleno, è facile vittima di molti predatori, fra cui uccelli, mammiferi come topi e pipistrelli.

Durante il periodo degli amori, l’esemplare maschio sfoggia un lungo rituale di corteggiamento della femmina, che prevede l’unione dei suoi pedipalpi a quelli della compagna in una vera e propria danza. La femmina, dopo una gestazione che in alcune specie può durare anche più di un anno, da alla luce dai 20 ai 30 piccoli che, appena nati, vengono aiutati dalla madre a salire sulla sua schiena. Scenderanno solo dopo circa una settimana dalla nascita, dopo aver raggiunto un rivestimento cuticolare adeguato ed essere pronti a vita propria.

Per quanto riguarda il veleno, possiamo dire che ogni specie presenta una composizione diversa. Principalmente si tratta di neurotossine che danneggiano il sistema nervoso, composte da sodio, proteine e potassio. In genere, lo scorpione utilizza il veleno solo per immobilizzare le prede e, tranne per la famiglia dei Buthidae che è molto velenosa, la puntura non provoca seri danni. Gli effetti locali della puntura di scorpione, gonfiore e dolore, sono comunque fastidiosi.
Non dimentichiamo, però, l’esistenza di alcune specie molto pericolose per l’uomo, come i generi Parabuthus, Tityus e Androctonus che contengono una tale dose di veleno sufficiente ad uccidere un uomo.

Nonostante questo, lo scorpione conduce una vita relativamente schiva ed è abbastanza timido. Ad un primo incontro cercherà sicuramente la via di fuga, oppure rimarrà immobile. La storia ci rimanda questo animale come uno dei primissimi a lasciare il mondo acquatico, durante il Silurano superiore, per la vita sulla terraferma. Durante l’epoca Devoniana, alcuni esemplari di scorpioni acquatici raggiungevano un metro di lunghezza.

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